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Parioli: quartiere bene di Roma Lunedi 5 giugno 2005 ore 10,30. Mi trovo a Roma in via dei Parioli all’angolo con via Gualtiero Castellini. Sono seduto sul mio vespino bianco, intento a leggere alcune pagine scritte da una persona conosciuta da poco, mentre aspetto mia figlia che è andata qui vicino per fare una visita, per tornare a casa assieme. Quando, ad un tratto: “la quaglia va proprio di fronte al cacciatore”. Una nonnina col fisico visibilmente malconcio, avanza traballante, mentre viene sorretta da una prosperosa e gagliarda ragazzona che l’aiuta in quella che sembra una piccola passeggiata. Prendo la mira e deduco dall’ aspetto e dall’atteggiamento, che è certamente una ragazza russa. Bizzarro contegno, poiché a un tempo ha un fare che sembra premuroso e gentile ma, in secondo luogo, sembra che voglia mostrarsi estranea alla scena, come a dire che lei non c’entra nulla con quello scempio di “vecchia”. Il volto della nonnina invece è perso nel vuoto con evidente totale assenza di speranza. Si sente, si capisce che quella nonnina è tutto quello che resta delle operazioni di abbandono. Qui mi si cambia il canale in testa e mi compaiono quei bambini che vivono in orfanotrofio, quelli descritti da Spitz e Bowlby, nei titoli di coda seguono quelli figli di genitori, modernamente separati. Passano dieci minuti e la scena si ripete con un’altra nonnina. Questa è ancora capace di esternare lagnanze, infatti prende a bastonate una macchina parcheggiata troppo vicino al marciapiede che è, secondo lei, poco rispettosa delle sue esigenze. La ragazza che l’accompagna, invece, sembra più soddisfatta, si mostra allegra sorridente, in realtà quando s’avvicina di più e posso prendere meglio la mira, capisco il perché: ha la cuffia del telefonino ben occultata nell’orecchio e probabilmente ascolta qualcuno che le parla, che la intrattiene piacevolmente mentre accompagna la “vecchia”. Il tempo che l’orologio sorpassa altre due linee dei segnaminuti grandi ed eccoti un’altra “quaglia” che svolazza davanti al “cacciatore”. Questa volta vedo una vecchina dalla cera molto aristocratica, truccata come fosse una ragazza d’oggi, anche se non mostra tatuaggi e piercing né ombellico al vento, ma rossetto, rimmel e tanto trucco modernamente spalmato. Osservo la loro drammatica sfilata che esibiscono ai miei occhi aguzzati… la ragazza che questa volta si trova sul lato sinistro della signora, grosso modo, ha le stesse sembianze ed atteggiamento di quella di prima, quella che era posizionata al lato destro, invece questa sembra veramente un libro aperto. Mi sento molto sicuro sulle deduzioni che ne traggo: “penso che sia la figlia e che il giorno prima, cioè ieri, domenica, è stata per tutta la giornata al mare e, che in quel momento potrebbe stare in luoghi e con persone più congeniali ai suoi bisogni, però è molto impegnata nel non far trasparire l’astio che vive verso la madre, che per via della sua età “vecchia” limita la sua libertà. Lei, la figlia, non se la sente, non ci riesce a lasciarla sola per diversi giorni con la governante…e così probabilmente oggi, ha pensato di portare a spasso sua madre, magari più per azzittire un po le lagnanze della sua coscienza che per sua madre: ormai lontana, tanto lontana tranne nel giudicare. Ahi! ho sbattuto la testa come al solito in uno di quei pensieri più grandi di me, così mi sono procurato in testa un altro di quei bitorzoli che rendono antipatici e ripetono a pappagallo: “un’altra volta guarda meglio e fatti i fatti tuoi”. Questo è il pensiero assassino: Parioli, quartiere bene di Roma, si ma la logica gentilizia dell'aristocrazia intellettuale se non trova il contrappeso della dura e selvaggia logica della natura porta la comunità su cui s'esprime all'estinzione e alla morte per darwiniana legge terrena. V.M.
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www.psicologiaeterapia.it Dott: Vittorio Mendicino (psicologo - psicoterapeuta) info@psicologiaeterapia.it |
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