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Bambino
madre psicologo
Implicazioni psicologiche, di ruolo, e inconsce che interagiscono e
interferiscono nella relazione che si viene a creare quando una mamma
ricorre alla baby sitter, (ex bambinaia) per l’accudemento del suo bambino.
Bambino-madre, la
relazione e il rapporto tra il bambino e la madre condizionerà lo sviluppo e
la crescita del bambino e quindi la sua vita futura. Su questo punto
convergono unanimemente tutti coloro che si sono interessati all’allevamento
dei bambini; la scuola psicoanalitica ha investigato e studiato i meccanismi
che sono alla base del rapporto madre-bambino, anche in analogia della
relazione terapeuta-paziente.
Bambino-madre, la madre per crescere un figlio in maniera adeguata ha
bisogno di figure parentali forti che fungano da supporto nei momenti di
estrema solitudine (Winnicott).
Bambino-madre, l’arrivo di un figlio impone una ristrutturazione sia
mentale che del menage familiare.
Bambino-famiglia, il bambino schiera tutti i suoi bisogni di
esistenza e possessività, fino a togliere il respiro alla madre.
Bambino-madre, la madre deve essere in grado di osservare ed
autosservarsi (Fonagy) di elaborare ed eventualmente risanare l’ambiente
emotivo ed evolutivo per se stessa e per il proprio bambino (Bion, Klein,
Winnicott, Mahler, Tustin, Gaddini,Quagliata).
Bambino, molte esperienze negative durante il periodo dell’infanzia
possono diventare nucleo di partenza di sviluppi evolutivi disturbati e
guastati (psicologia del deficit evolutivo).
Rapporto madre-figlio, la madre deve rimanere sempre la responsabile,
deve supervisionare sulla crescita e viverne i momenti dello sviluppo (vedi
“La madre, il bambino e la baby sitter”, Mendicino, Ceccarelli, 2005).
Rapporto madre-figlio, la madre dovrebbe non potersi escludere
nemmeno un momento dalla crescita del figlio, il rischio per il bambino e
per la relazione, è di un danno evolutivo e relazionale, causa di tante
angosce, generatrici successivamente di disturbi più o meno gravi.
Esperienza materna, è importante che la madre, soprattutto
alla sua prima esperienza, non si sbarazzi, artificialmente, delle angosce
derivanti dall’esperienza materna (Mendicino, Ceccarelli, 2005).
Relazione madre-bambino, l’interesse della scienza psicologica ruota
sempre più attorno al problema della relazione madre-bambino; la madre, con
l’esperienza della maternità, sviluppa degli atteggiamenti materni
“speciali” (preoccupazioni materne primarie, Winnicott), si trova a
sperimentare e a vivere con il suo bambino un’esperienza oceanica (Freud) e
schiera i suoi interessi e le sue forze a difesa e a protezione della sua
creatura. Nella società di oggi troppo spesso i bisogni primari del bambino
vengono disturbati gravemente da apparati culturali che vanno in collusione
con le esigenze della natura e disturbano l’importanza della difesa dei
bisogni primari nella funzione materna: forte gelosia, grande bisogno di possessività,
inclinazione nel difende, da intrusioni, il proprio campo (Mendicino,
Ceccarelli, 2005).
Madri di oggi, la maggior parte delle madri di oggi, occidentali,
mediamente moderne e civilizzate, si trovano ad affrontare e vivere
l’esperienza della maternità con molte ansie e preoccupazioni. Baby sitter,
asili nido, parking baby, bambinaie, pediatri, non riescono a compensare i
bisogni primari della madre e del suo “cucciolo”.
Madri e solitudine, in età avanzata e spesso in solitudine perché
lontane, fisicamente e a volte anche psicologicamente dai propri nuclei
parentali, le madri oggi hanno tanti bisogni sentiti come fondamentali,
perché indotti dalla società: avere una ricca vita sociale, una bella
presenza, mantenersi sempre in forma, portare avanti un’attività lavorativa
che dia soddisfazioni.
Madri e solitudine, le madri di oggi, che vivono l’esperienza materna
in età avanzata e inesperte, infatti, di allattamento, pappette, pannolini,
sono soggette a sentirsi smarrite, confuse e soffocate dal peso derivante
dalla esperienza emotiva, relazionale ed esistenziale che suscita la nascita
e l’allevamento di un figlio. Ci si trova, così, ad affrontare la maternità
nel buio della solitudine e in compagnia dell’inadeguatezza.
Genitori giovani, “i giovani genitori trovano tante occasioni di
interesse fuori di casa e si sentono talmente all’antica se non se ne
avvalgono grazie a baby sitters (adatte o no) pagate che è facile dire: “oh,
il bambino sta benissimo, dormirà” (Guntrip, 1964).
Carenze cure materne, la mancanza di cure da parte della madre nei
confronti del proprio bambino, può causare sofferenza; tale sofferenza si
manifesta, anche, sotto forma di incomprensione, atmosfera emotiva tesa e di
presenze fisiche estemporanee, che rendono il bambino e la madre fusi in un
“abbraccio da senso da colpa”.
Baby sitter e rapporto madre-bambino, le baby sitters compiono delle
operazioni estremamente delicate e importanti, in quanto mettono “mano” nel
“cuore” e nel “cervello” della relazione madre-bambino e le ripercussioni
che le eventuali manovre errate possono procurare sono enormi e gravi, (cfr.
“ La madre, il bambino e la baby sitter”, Mendicino, Ceccarelli, 2005).
La baby sitter interviene nei gangli vitali del bambino in crescita e
questo può portare dei disturbi nelle dinamiche della relazione
madre-figlio, con il rischio di farla deragliare.
Baby sitter e madre, quando la madre, per le sue personali
situazioni, si trova ad affrontare la maternità in una condizione di
debolezza, di ansia e di solitudine, può commettere degli errori sia nei
confronti del proprio figlio che di chi si prende cura di lui
(baby sitter).
Madre-figlio-bambino, quando una situazione di delega che la
madre fa nei confronti della baby sitter si installa definitivamente,
succede che all’interno della relazione, madre
e figlio si allontanano fra loro
sempre di più: il figlio cresce assieme alla baby sitter e va avanti,
distanziando la madre che rimane, invece, indietro.
Winnicott, 1951, la mancata elaborazione e la sottrazione dei vissuti
materni, diventa causa o concausa di una forte incomprensione che si aggira
nella relazione madre-figlio.
Madre-baby sitter-bambino, quando la madre si accorge della
lontananza e scopre che suo figlio vive e condivide le esperienze della sua
crescita con un’altra persona e che lei non riesce più a raggiungerlo, può
succedere che non sarà più in grado di osservare ed autosservarsi, di
elaborare e risanare eventualmente l’ambiente emotivo ed evolutivo.
Ruolo baby sitter, la baby sitter dovrebbe porsi come se dovesse
recitare un ruolo, come un copione da seguire, che le viene dato dalla
madre, la sua funzione, dovrebbe essere, quindi, solo quello di mettere in
pratica ciò che la madre dirige e lavorare, dunque, per suo conto.
La famiglia, la psicologia e la società devono occuparsi meglio dei fattori
che possono deteriorare lo sviluppo e la crescita dei nostri bambini,
valutarne l’urgenza e porvi rimedio (prevenire è meglio che curare!!!).
In questo scritto sono stati sintetizzati e isolati concetti-chiave
enunciati
nell’articolo: “La madre, il bambino e la baby sitter”, Mendicino,
Ceccarelli (2005).
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