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La Separazione matrimoniale
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La separazione
matrimoniale In queste pagine vogliamo sottolineare l’importanza del valore della famiglia, prima di trattare il fenomeno della separazione matrimoniale: solo dalla considerazione della sua importanza si riesce ad evincere la concatenazione delle crescenti sofferenze che derivano dalla sua crisi. La famiglia notoriamente rappresenta la prima cellula sociale, è alla base della creazione di quel naturale habitat prezioso per una serena crescita dei figli, e valido per offrire un modello di equilibrio psicoaffettivo e valori umani cui potranno attingere nel il corso della vita. Quando la famiglia per questioni relative ai rapporti personali o per cause esterne, spesso per tradimenti, si sta sfasciando, i coniugi , nel supposto interesse dei figli ( questo e’ l’alibi più frequente) ricorrono alla separazione. Il principio dell’indissolubilità’ del matrimonio, e il bisogno della salvaguardia del vincolo coniugale, in passato era sentito molto forte, presiedeva l’interesse pubblico, la conservazione dell’unita’ della famiglia, come cellula sociale che preesisteva allo Stato stesso e che ne avrebbe formato il suo buon tessuto. Questa visione richiedeva una concezione sanzionatoria della separazione, intesa come unico rimedio al fallimento dell’unione, sia da dal punto di vista giuridico, che morale e culturale. I coniugi potevano fare ricorso alla separazione e al divorzio solo in presenza dei gravi comportamenti lesivi dei doveri nascenti dal matrimonio da parte di uno di loro, come l’adulterio, l’abbandono volontario del tetto coniugale, le sevizie, le minacce, le ingiurie, o in caso di pena detentiva all’ergastolo, o a pena detentiva superiore a cinque anni da parte di uno di loro. Negli anni 70 una serie di cambiamenti etici, socioculturali, tecnologici, hanno determinato, in Italia e in generale in occidente, un mutamento (simile al mutamento genetico), del modo di intendere e quindi del ruolo della famiglia. La caduta dell’indissolubilità del matrimonio viene ad essere ’ recepita a livello legislativo dalla legge 898 del 70 che approva il divorzio e che successivamente sfocerà nella riforma del diritto di famiglia. La separazione non viene più intesa in termini di per colpa di chi, ma secondo i parametri insiti nell’ intollerabilità della convivenza. Sulle cause del ricorso alla separazione familiare ogni gruppo culturalsociopolitico formula la propria (diagnosi, cura e terapia) Quello cattolico offre la via religiosa come soluzione, quello laico propone la via della modernità, quello scientifico sembra di non voler o di non poter affrontare l’argomento. Si ritiene che oggi molte coppie creano il matrimonio prevalentemente sulla base dell’innamoramento, una emozione (effimera): fondata dall’ attrazione fisica e sulla ricerca della perfezione estetica. Quando non si viene sopportati da una comunità di appartenenza integra e da un modello socioculturale adeguato e condiviso da soli specialmente quando compaiono le naturali difficoltà di coppia diventa molto difficile portare avanti la “barca”. La costruzione di una vita di coppia e familiare richiede anche dei sacrifici oltre che gioie e piaceri, per poter tenere fede alla promessa reciproca fatta con il matrimonio, occorre tenere a bada il nostro personale egoismo,e le frivole seduzioni provenienti da dentro e fuori di noi stessi, che di fronte alle naturali difficoltà della convivenza e della vita si prodigano per far sciogliere il severo patto. Dal punto di vista giuridico si e’ cercati di dare delle risposte nel momento in cui il fenomeno si e’ ormai manifestato con tutte le sue conseguenze , sia per i coniugi che per i figli. Crediamo che nel momento in cui arrivino le risposte giuridiche, si vada solo a legalizzare e a perimetrare provvedimenti giuridici, gli effetti del fallimento: recuperare il recuperabile e contenere il danno. L’ordinamento sul diritto di famiglia offre l’istituto della separazione legale, quando uno o entrambi i coniugi ne fanno richiesta per situazioni che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o provochino grave pregiudizio all’educazione della prole “ .Questo primo rimedio temporaneo, dovrebbe offrire anche un’area di riflessione e di maturazione per decidere con maggiore consapevolezza se operare poi, per il riappacificamento familiare o procede verso il divorzio definitivo. La valutazione dei fatti
relativi all’intollerabilità viene effettuata sia dal punto di vista
oggettivo: tenendo conto del valore oggettivo dei fatti che sono posti a
fondamento della richiesta di separazione, sia soggettivo: in relazione
all’importanza che essi assumono in relazione alle particolari condizioni
dei coniugi:educazione, ambiente, condizioni socioeconomiche. Dal punto di vista psicologico la separazione come tutti i fallimenti determina una cicatrice e un bagaglio di dolore grande. Il distacco affettivo nei casi di separazione ingenera spesso senso di vuoto e arriva a incidere sulla propria capacità di giudizio, sulla fiducia in se stessi. Certifica il crollo di un progetto di vita, di tante speranze e di obiettivi concreti. Poi, o prima, si aggiungono sovente i sensi di colpa per aver prodotto “figli di separati”, per aver turbato la serena crescita psicologica dei figli e di se stessi. Quando non c’è alcun
consenso dei coniugi sul ricorso alla separazione, per il coniuge che deve
accettare e subire la decisione dell’altro, che viene costretto ad
abbandonare la propria casa e la propria famiglia, il dolore che subisce e’
molto più grande e amplificato, infatti la cronaca viene alimentata
continuamente da tragedie che provengono da questi teatri. Spesso queste vicissitudini portano a un accumulo di sentimenti di rabbia e desideri di vendetta che sfociano in lunghissimi processi ed in una lotta che coinvolge la vita di tutti i familiari. I figli, in queste situazioni si trovano molto frequentemente ad essere usati, talvolta inconsapevolmente, come mezzi per colpire e punire l’altro. La sofferenza per il distacco può anche generare una certa desensibilizzazione verso i bisogni e la sofferenza arrecata ai figli e a l’altro coniuge. Ultimamente a livello legislativo, si e’ cercato di mitigare gli effetti devastanti sul minore con la legge sull’affidamento condiviso. In passato l’affidamento era monogenitoriale: il giudice doveva valutare a quale dei due coniugi dovesse essere affidato il figlio, in base alla maggiore idoneità. Questo criterio, come si è
visto, inaspriva ancor di più, i rapporti già in crisi e ridimensionava il
ruolo del coniuge non affidatario chiamato ad (dalla legislazione) ad
intervenire attivamente solo riguardo alle decisioni più importanti.
Quest’ultimo di fatto si veniva a trovare mano mano sempre più
“deresponsabilizzato”, ed escluso dalla vita del figlio. Al
dramma della separazione matrimoniale, al momento non c’è una soluzione
soddisfacente per tutti e valida per frenare il fenomeno oramai troppo
dilagante. Esistono persone che dotate di buona sensibilità psicologica ed avendo una specifica esperienza e preparazione professionale riescono molto bene ad assolvere questo compito: lo psicologo, l’avvocato matrimonialista, il mediatore familiare. Talvolta anche alcuni parenti, amici, o altri possono riuscire bene a dare un buon aiuto a spianare la strada alle parti in causa per continuare ad essere buoni genitori, senza utilizzare i figli per continuare a punire e farsi del male. Sono tanti ragazzi figli di separati che andranno a formare la società di domani ,contribuire a trovare una soluzione migliore e’ indispensabile, è doveroso per tutti noi. Elisa Barone E-mail:helaw@email.it Vittorio Mendicino : info@psicologiaeterapia.it
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