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   Studio di Psicologia e Psicoterapia 
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Articolo sull' Agorafobia e sul  Panico

L'agorafobia

(Vittorio Mendicino 2004)

L'agorafobia é la paura di  diventare liberi.

        La condizione di angoscia e di panico agorafobico si realizza non solo in approssimandosi a spazi aperti, ma anche  allontanandosi da quei luoghi o quelle persone che inducono verso esperienze con significati integrativi dell’identità del soggetto. Si può avere la sensazione agorafobica anche mentre si è soli in casa, nel momento in cui si percepisce la propria radicale condizione e l'assenza dei familiari abituali rumori, odori di riferimento. Questo vissuto è centrale nell’esperienza dell’agorafobia. Indica che l'oggetto dell'angoscia non é la libertà intesa in senso generico, ma l' isolamento, l’abbandono, la separazione dal proprio contesto umano di riferimento. La libertà, dunque, intesa come “disastro”, provocato o subito, del bene supremo costituito dal contenitore affettivo.

 Se la libertà  viene intesa dal soggetto agorafobico nel senso della paura di perdere il suo contenitore  ciò non può dipendere che da un unico fattore psicologico: il soggetto é strutturato su un sistema morale che gli fa avvertire intima contraddizione fra la sua esistenza in un determinato sistema sociale, contenitore (sistema di affetti e di valori) e una libertà da egli stesso pensata in termini opposti a quel sistema.

La claustrofobia

La paura claustrofobica é il vissuto di angoscia che segue alla sensazione del soggetto di essere  “chiuso”, rinchiuso, all'interno di qualunque cosa evochi una situazione irreversibile.

Claustrazione, dunque, all'interno di oggetti fisici (sensi unici, ascensori, stanze chiuse a chiave, sale affollate...), ma anche all'interno di situazioni socialmente rigide . (compleanni,cerimonie, file in uffici pubblici, attese ai caselli autostradali...).  Anche il ruolo può essere vissuto come contenitore, scatola, prigione e indurre a desideri di licenziarsi, di separarsi.

 A questo sentimento di prigionia segue,  in un processo perlopiù inconscio,  una vera e propria rabbia eversiva (che accosta la claustrofobia alla paura di impazzire e alla paura di commettere crimini).

La percezione somatica della rabbia, la paura dell'esclusione per indegnità (cattiveria, incontrollabilità, follia) può sfociare nel panico.

Dunque, la claustrofobia si gioca per intero fra paura di essere chiuso entro un certo sistema di doveri e valori e la paura di essere escluso dalla socialità, “dal banchetto affettivo” a causa della propria intima ribellione ad esso.

 Copyright© 2005 Vittorio Mendicino

www.psicologiaeterapia.it    Dott: Vittorio Mendicino (psicoterapeuta)  info@psicologiaeterapia.it

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