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   Studio di Psicologia e Psicoterapia 
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Psicosi: scheda   sulle Psicosi di Mendicino e Ceccarelli


     La definizione più ristretta del termine “psicotico” viene riservata all’emergenza di deliri e allucinazioni capaci di sommergere gli altri contenuti ideativi che sono ancorati al senso di realtà. La psicosi è un disturbo mentale grave, si riferisce a un deficit evolutivo la cui origine risale al primissimo rapporto del lattante e dell’infante con la madre, è un disturbo che impegna meccanismi di difesa molto primitivi (proiezione introiettiva, scissione, negazione), è anche un disturbo che riguarda il processo di integrazione delle esperienze (emotive e sensoriali) che sono alla base della costruzione dell’identità dell’individuo, compresa l’identità sessuale.
La psicosi consiste nella mancata realizzazione della propria identità e della propria esistenza, come nel caso di psicosi infantile e, nella rottura dei precari legamenti che sorreggono l’esile identità del soggetto, come invece nel caso di psicosi degli adulti.

        La cura della psicosi, alla luce degli studi e delle ricerche sulla materia, come indicato dall’OMS, dovrebbe prevedere il coinvolgimento del più alto numero possibile delle risorse presenti nel dato ambiente sociale. I servizi deputati al trattamento di tale malattia dovrebbero tenere presente sempre queste indicazioni provenienti dall’OMS.

        Nel trattamento delle psicosi e soprattutto per i sintomi positivi, “formali” (come i deliri), gli psicofarmaci costituiscono uno strumento al momento indispensabile; bisogna però tenere presente che il soggetto psicotico coinvolge le persone che si trovano in prossimità della sua storia, in vissuti di angoscia, di sofferenza, di confusione e ciò può provocare l’abuso nel ricorso agli psicofarmaci come facile e più “immediato” strumento di difesa anziché di cura.

        La costruzione di un migliore ambiente, curante, ricostruente, di contenimento, salutare, deve essere l’obiettivo di chi prende in carico la persona psicotica; questa operazione implica il coinvolgimento e la compartecipazione delle risorse specialistiche individuabili nella medicina (psicofarmaci) e nella psicoterapia (psicoterapia individuale, psicoterapia di gruppo, comunità terapeutiche…), ma anche nelle risorse come la famiglia, i gruppi di auto-aiuto, i servizi socio-sanitari, la comunità sociale e culturale nel suo insieme.

        I Genitori dei figli psicotici, anche se di cultura superiore, tendono a considerare il figlio, anche se questo manifesta segnali causati dai gravi cedimenti della personalità, solo un po’ strano.

        Non comprendono, non possono comprendere la gravità annunciata dai primi sintomi pre-psicotici: rigidità, fragilità, inadeguatezze molto marcate nella sfera affettiva, nelle relazioni familiari e sociali con conseguente vissuto di allarme, di rabbia, di odio e di isolamento. Quando queste realtà diventano incontrollabili e incontenibili si coagulano dando forma a modalità caratteriali percepite dagli altri come stranezze. Queste stranezze rappresentano il “pre-delirio” che il soggetto mette in atto, nella convinzione che gli altri desiderano escluderlo, che ce l’hanno con lui e che lui sente di non riuscire a difendersi adeguatamente e a far valere le sue ragioni i suoi diritti, i suoi bisogni. In questa fase non ci sono deliri veri e propri, non ci sono allucinazioni ma vi è in atto una sorta di guerra durante la quale questi primi sintomi minacciano di invadere, in maniera ingombrante, la mente.

        Prima di procedere ad elencare alcuni disturbi psicotici (come dal DSM-IV) ricordiamo che Karl Menninger affermava che le forme di malattia mentale sono in sostanza qualitativamente tutte uguali e che esse differiscono soltanto quantitativamente. In altri termini la differenza fra nevrosi, psicosi, depressione consiste soltanto nella presenza quantitativa di “particelle” psicotiche, nevrotiche o di normalità. Il termine “particelle psicotiche” e “particelle nevrotiche” è stato coniato da Vittorio Mendicino e Graziella Ceccarelli ed è utilizzato per esprimere un qualcosa di simile a quello che altri autori hanno chiamato elementi nevrotici ed elementi psicotici. Elenco sintetico dei più comuni disturbi psicotici:

-Schizofrenia: i sintomi prevalenti sono: deliri, allucinazioni, eloquio e comportamento disorganizzato o catatonico.

-Disturbo schizofreniforme: simile alla schizofrenia con un’unica differenza nella durata (il disturbo dura da uno a sei mesi).

-Disturbo schizoaffettivo: periodo di alterazione dell’umore e fase attiva della schizofrenia ricorrono assieme e sono preceduti o seguiti da due settimane di deliri o allucinazioni.

-Disturbo delirante: un mese di deliri non bizzarri.

-Disturbo psicotico breve: dura più di un giorno e si risolve entro un mese.

-Disturbo psicotico condiviso: presenza di un delirio in un soggetto che viene influenzato da qualcun altro con un delirio stabilizzato di contenuto simile.

-Disturbo psicotico dovuto a una condizione medica generale.

-Disturbo psicotico indotto da sostanze.

-Disturbo psicotico non altrimenti specificato.

I diversi disturbi psicotici, per poter rientrare nella specifica classificazione, devono soddisfare anche altre caratteristiche come la durata minima dei sintomi maggiori e  la durata del disturbo nel suo insieme.

 

Vittorio Mendicino - info@psicologiaeterapia.it Graziella Ceccarelli - graziellaceccarelli@virgilio.it Copyright© 2005

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