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Ansia ,Angoscia, Panico,
Sindrome
Attacchi di Panico
“SAP”
Questa scheda sul panico realizzata dallo psicologo Vittorio Mendicino,
contribuisce ad approfondire una particolare angolatura, “non tutto il
panico vien per nuocere” frutto anche delle sue personali osservazioni sulle
nevrosi di angoscia.
Molti di noi, nel corso della propria vita hanno avuto o potrebbero avere
dei disturbi d’ansia.
Il paziente, in preda all’ ansia, molto spesso non ha alcuna idea riguardo
ciò che lo rende ansioso, non ne ha coscienza.
A volte l’ansia può essere collegata invece ad una paura di cui si pensa di
conoscere la causa. La persona può subire l’ angoscia motivandola dalla
paura che la madre possa morire. L’angoscia diventa così più contenibile,
meno dolorosa, anche se in realtà, questa preoccupazione maschera una paura
più profonda, meno accettabile (magari il desiderio che la madre muoia).
L’ansia di per sé, tuttavia, non è un fenomeno anormale. Si tratta
di un'emozione basilare, che comporta uno stato di attivazione “di
combattimento” dell’organismo. Il suo quartiergenerale è nel sistema nervoso
motorio (tachicardia, sudorazione,attacco o fuga) e non si lascia facilmente
consigliare dal pensiero. Si comporta come un generale di un esercito sul
campo di battaglia che deve “sparare a vista” quando una situazione viene
percepita soggettivamente come minacciosa e pericolosa.
Nella specie umana l’ansia si configura nella tendenza immediata
all’esplorazione dell’ambiente, effettua il “sopralluogo” in cerca di
spiegazioni, rassicurazioni, vie di fuga, eventuali “nemici predatori”.
L'organismo ha bisogno della massima energia muscolare a
disposizione per poter eventualmente scappare o attaccare in modo risoluto.
“L’animale umano”, per scongiurare il pericolo e garantirsi la sopravvivenza
viene soccorso da “scariche” neurovegetative, come l’aumento della
frequenza del respiro, del battito cardiaco, del flusso adrenalinico, dallo
scatto “felino” mirato ad “uccidere” o a fuggire.
A questo livello, come un fulmine sopraggiunge il panico, frutto
del conflitto (sintomo). Ad esempio, il conflitto può risiedere nel fatto
che si nutrono sentimenti di forte ostilità verso la moglie, quindi si
desidera la separazione, fuggire, farla finita, quando la stessa è la
persona più vicina, più cara, più importante, colei che si prende cura di
bisogni e necessità, anche se non lo appagano completamente.
L’ansia, quindi, non è solo un male o un disturbo, ma una importante
risorsa difensiva, protettiva, perché è una condizione fisiologica,
utilissima in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi. Per
mantenere lo stato di allerta, esercitando anche una sorta di controllo del
territorio, dell’ ambiente emotivo ed ideativo.
Tuttavia, quando l'attivazione del sistema ansiogeno è eccessiva,
ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, siamo di fronte
ad un disturbo d'ansia, che può complicare notevolmente la vita di
una persona e renderla incapace di affrontare anche le situazioni più
semplici e comuni. In questi casi siamo in presenza di una persona
spaventatissima da ciò che si muove nella sua stessa testa. Il nemico che
scatena l’angoscia quindi non è fuori, in famiglia nel lavoro, nel sociale,
nelle piazze, come crede il soggetto, ma è dentro sé stesso.
Tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento,
dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate
di calore, sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano un
attacco di panico.
Chi l’ha provato, la descrive come un esperienza terribile, spesso
improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta.
La paura di un nuovo attacco diventa immediatamente
forte e dominante.
Il singolo episodio può sfociare facilmente in un vero e proprio
disturbo di panico, diventando anche la "paura della paura". Il
malcapitato sarà costantemente occupato nella sua gestione della minaccia
proveniente dal possibile avvento del panico. Si sentirà costretto a
prendere tutte le precauzioni per evitarlo, per non affrontarlo da solo.
Non vuole più uscire, tanto meno da solo, non affronterà certe situazioni,
vissute come pericolose.
Quindi riorganizzerà la sua vita, arruolerà i suoi interessi, i suoi
pensieri, i suoi familiari, solo nel tentativo di distanziare l’angoscia.
A questo livello spesso sopraggiunge l’ "agorafobia",
ovvero l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe
impossibile o imbarazzante fuggire nel caso di un attacco di panico
improvviso.
Diventa così angosciante l’idea di uscire soli da casa, effettuare un
viaggio, prendere il treno, l’autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla
folla o in coda. (Nella città di Roma, i pazienti con disturbo di panico
lieve riescono anche a percorrere il Raccordo Anulare aiutandosi spesso col
pensiero che in caso di malessere possono fermarsi alla sosta di emergenza.
Però, non riescono ad affrontare il tratto della galleria all’altezza di via
Appia, che viene evitato accuratamente. Mentre per spostarsi dentro la città
si auto aiutano oltre che con il telefonino, gli sms, che vengono utilizzati
come se fossero una lunga mano che si attacca alla “gonnella della madre”,
anche con il pensiero dell’esistenza di una salvifica mappa dei luoghi di
soccorso più prossimi, come ospedali, farmacie, studi medici).
L’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente
ansiogene diviene il “lavoro” prevalente e stancante del paziente.
Costringe i familiari ad adattarsi al “tempo di guerra”, a non lasciarlo
mai solo e ad accompagnarlo ovunque. L’inevitabile senso di colpa, di
frustrazione che deriva dai suoi atteggiamenti, dai suoi vissuti, dai suoi
pensieri magari “amorali” dalla sua aggressività “sia pur legata” può
condurre anche alla depressione.
Gli attacchi di
panico
durano
generalmente
pochi minuti, ma al paziente sembrano un’eternità e bastano per provocare
un’angoscia devastante. “Angoscia Psiconeurovegetativa”, “Nevrosi di
Angoscia Panica”. Questi pazienti oltre a soffocamento, vertigini,
sudorazione, tremore, tachicardia avvertono una sensazione d’imminente
morte, rovina, impazzimento.
Nella fase più
conclamata, gli attacchi di panico sono più ricorrenti ed i pazienti
sviluppano una forma più marcata di ansia anticipatoria. Si preoccupano
perennemente e costantemente di quando e dove arriverà l’attacco successivo,
senza sospettare che non tutto il panico vien per nuocere…
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2005 Vittorio Mendicino -
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