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Prevenzione_salute_mentale |
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Sito dello psicologo Vittorio Mendicino di Roma. Tratta di psicoterapia,psicoanalisi,psicologia,disturbi psichici,salute,articoli,ricerche. Offre risorse,indirizzi utili, |
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In accordo con molti autori sentiamo di poter individuare le primarie “esperienze” protettive prevalentemente nella soddisfazione delle elementari esigenze umane quali: allattamento dell’infante al seno e accudimento a carico della madre, rapporti interpersonali, gruppo di appartenenza, famiglia, religione, vita affettiva. I fattori di rischio individuati sono invece: cattivo accudimento del lattante, ossia dare al bambino e alla nuova persona un ambiente fatto di abbandoni, separazioni, rotture, esclusioni, caos affettivi, anonimia , livelli elevati di “stressor”, deprivazione di un proprio gruppo di appartenenza organizzato). La prevenzione “classica” viene distinta in primaria, secondaria e terziaria (Caplan). LA PREVENZIONE PRIMARIA interviene sull’ “Incidenza”, agisce nel ridurre la probabilità che insorgano i disturbi mentali. Dovrebbe operare anche in assenza di sintomi o disturbi conclamati, quindi sulle cause, sul fenomeno da prevenire, su famiglia, scuola, ambiente. Rientra nella prevenzione primaria la richiesta di aiuto, di chiarificazione, di un consulto precauzionale rivolto magari ad un esperto psicoterapeuta, qualora si ritenga di trovarsi in presenza di un qualcosa che sfugge, che non si comprende, che suscita ansia, tanto più quando la storia familiare eredita situazioni di disagio. Si fa prevenzione «primaria» quando si interviene al fine di evitare l’insorgenza del problema. L’educazione a stili di vita sani, la cura e il monitoraggio dell’ambiente famiglia, dei rapporti con i figli, con i compagni di classe, con gli insegnanti, sono da considerare ottimi “vaccini” contro l’evoluzione negativa del disagio. LA PREVENZIONE SECONDARIA interviene sulla “prevalenza” per ridurre la durata e la diffusione del disturbo. Agisce precocemente, alla comparsa delle prime avvisaglie del malessere, quando compaiono piccole “screpolature” comportamentali.
Il disturbo mentale in primo luogo è una malattia della civiltà, del progresso, del consumismo, dell’anonimia, della distruzione della cultura naturale e consolidata, sostituita sbrigativamente con culture artificiali e falsificate. Siamo passati in maniera troppo repentina dalla cultura contadina alla cultura delle “veline”, dalla cultura della famiglia alla cultura del “single”, dalla cultura del lavoro alla cultura della finanza. Un buon elemento di prevenzione risiede anche nel produrre una maggiore consapevolezza e informazione sul fatto che esiste una grave implicazione fra le modalità di accudimento dei figli e la nascita dei disturbi psichici. Il fallimento della coppia genitoriale, la depressione materna, la conflittualità persistente nella coppia parentale, la difettosa comunicazione affettiva dei genitori, l’accudimento “multiplo”, sono da considerare alcuni fra i più importanti fattori di rischio esistenti, dovrebbero quindi essere meglio monitorati e “curati”. Si dovrebbe indurre secondo noi ad una maggiore collaborazione tra la medicina generale e gli studi di psicoterapia, sviluppare una buona pratica di psicoterapia territoriale, di psicologia attiva, migliorare la comunicazione fra medici di base e psicoterapeuti. E’ assolutamente necessario che la battaglia contro la “malattia mentale”venga combattuta da tutti, perché interessa tutti. Ad esempio gli insegnanti possono fare molto, a volte più delle famiglie e degli stessi professionisti, anche perché passano molto tempo assieme ai ragazzi, sono coinvolti nel gruppo classe, li seguono in un periodo della vita ancora molto plasmabile. Tutelano i ragazzi nel mantenere i rapporti con la loro realtà aiutandoli a non cedere alle tentazioni indotte dal “problema” che indica loro la strada all’isolamento, alla rinuncia, all’etichettazione rassicurante. Possono stimolare la nascita di un formidabile “gruppo classe” capace di elaborare, contenere e sanare le eventuali fragilità. Possono rendersi inoltre promotori di esperienze vive, cimentandosi con l’esperienza del vivere umano.
John Bowlby e Mary Ainsworth sostengono che lo sviluppo armonioso della
personalità del bambino dipenda da un adeguato attaccamento alla figura
materna. Gli “stressful life events” sono fattori psicosociali di concausa nello scompenso psicotico, Il fatto scatenante di un disturbo psicotico (dispiacere, separazione, sfratto ) è da considerare una concausa che unitamente ad altri fattori, quali la particolare vulnerabilità, il temperamento individuale, la particolare struttura dell’Io, lo rende un potenziatore, un acceleratore del disturbo psicotico; è il modo soggettivo di vivere lo stressor, per via della storia personale, il perno che mantiene o rompe l’equilibrio. Infatti lo stesso dispiacere in persone diverse provoca reazione diversa.
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www.psicologiaeterapia.it Dott: Vittorio Mendicino (psicologo - psicoterapeuta) info@psicologiaeterapia.it