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Articoli di psicologia e psicoterapia : il Male inteso come malattia, come sofferenza , come disturbo

   Il Male : articolo di Vittorio Mendicino                 

"In questo articolo come meglio  in appresso viene delineato il male viene inteso come malattia, come sofferenza , come disturbo".


Attraverso questo articolo intendiamo aprire una finestra sul “male” per cercare di intravedere  come nasce, come cresce e come può essere curato.
Preliminarmente stabiliamo che il termine “male” è qui un concetto che fa da perno, e che lo adoperiamo per esprimere quanto contenuto nelle voci: nevrosi, psicosi, disturbi mentali, pazzia, depressione, esaurimento nervoso. I criteri che la comunità scientifica si è data per individuare, quantificare e comunicare “il male” fanno riferimento a prontuari, come il noto DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), il manuale statistico per le diagnosi dei disturbi mentali.
Dove origina il male
Il luogo dove il seme del male inizia ad attecchire può essere rintracciato in una fase antecedente l’esistenza del soggetto stesso. Piccole tracce si possono trovare addirittura in quelle dinamiche familiari e di coppia che i genitori impostarono prima del concepimento del figlio, e perfino nella storia della propria ascendenza: nel trasgenerazionale.
Il libero arbitrio 
La storia individuale di ciascuno di noi, gli individuali percorsi di vita posseggono fin da subito alcune “carte da giocare”. Ognuno di noi lungo la propria storia evolutiva incontra degli enigmi da risolvere, degli indovinelli che regolano il passaggio alle fasi successive, che decidono la puntualità del “treno”, l’aggravio o la riduzione del ritardo. Lo svolgimento della propria vita nelle sue varie stagioni stabilirà se abbellire o imbruttire la piega del nostro destino; il successo adolescenziale  attesta la puntualità del “treno”, il suo insuccesso invece causa ritardo. Durante le successive tappe evolutive il ritardo potrà essere recuperato, restare stazionario, oppure aggravato; quando il ritardo diventa troppo forte, la corsa continua, ma senza di noi, la storia ci avrà scaricati, a pezzi o interamente e subitaneamente.
Come nasce il  male
L’individuo prima di ammalarsi mentalmente, sbarca sul mondo sano e integro - tranne i casi con malformazioni o con compromissioni di organi, ovvero quelle situazioni dove il male spadroneggia fin dalla nascita, casi numericamente minimi. L’insediamento del  male avviene dopo, a seguito di una grave “mala esperienza” di vita, quando l’individuo  subisce un ambiente ostile e malefico. Il termine “ambiente” qui lo intendiamo in senso Winnicottiano: ambiente madre, clima familiare, ambiente culturale. 
Avvistamento del male
Pur disponendo di molti protocolli,  raccolti dagli esperti di neonatalogia e della primissima infanzia, che attestano la possibilità dell’insorgenza del male fin da subito, vogliamo dare risalto in questo lavoro alla stagione della pre-adolescenza, adolescenza, post-adolescenza. Nel periodo preso in esame, il male può essere apprezzato anche ad occhio nudo, chiunque può notare alcuni ritardi o debolezze che il ragazzo accusa.
Nei racconti dei pazienti, raccolti durante il colloquio clinico, sono vistosamente presenti storie di  ragazzi che nel periodo adolescenziale, mentre erano alle prese con il gruppo della classe scolastica, pativano il fatto che i propri “artigli” s’attardassero a crescere, artigli di cui i loro compagni facevano sfoggio, con sguardi, risolini, giudizi comportamentali, o usando vera e propria violenza fisica: spintoni, calci, pugni, per accaparrarsi tutta la scena, le ragazze, il territorio, spaventando, sottomettendo. Il termine artiglio lo usiamo in senso estensivo: sia per intendere  un’arma  di aggressione, sia di seduzione: capacità  di empatia, di simpatia, di amore. Queste insopportabili esperienze che il ragazzo più “debole” subisce, anziché far recuperare l’eventuale ritardo del “treno”, lo fanno aggravare. In un periodo evolutivo molto sensibile e formativo si trovano ad essere emarginati, schiacciati, deragliati, esclusi dal “mondo”, dal gruppo. Spesso, tutto questo avviene senza che insegnanti e famiglie si accorgano di nulla, senza che nessuno li soccorra. In seguito, magari dallo psicologo, i genitori diranno: prima stava benissimo, non aveva alcun problema, era solo un po’ riservato, un po’ timido, preferiva stare in disparte, era un ragazzo troppo sensibile. Il ragazzo che subisce queste invalidanti esperienze crescendo si troverà con una percezione di sé troppo sfumata, debole, ricattata dal senso d’impotenza. La sottomissione gli risulterà essere sempre il modo di adattamento migliore. La sua presenza viene confinata ai margini o addirittura fuori dal suo gruppo affettivo, scolastico, lavorativo, sociale. A seguito di questi training di sofferenze, frequentemente e istintivamente, senza una sua consapevole e cosciente volontà, il ragazzo può evolvere in una direzione opposta: reagisce e ingaggia dolorose proteste e strazianti lamentele in un tentativo di auto-cura; diventa allora aggressivo, violento, cattivo, spietato, “carnefice ”. Si comporterà come un animale braccato nel suo ultimo tentativo di salvezza, i genitori diventeranno il suo bersaglio preferito. Altre evoluzioni, se nel frattempo non intervengono fatti capaci di sanare il male, possono essere la tossicomania, la delinquenzialità, disturbi di tipo “borderline”, il crollo psicotico.
Come si mostra il male
Il male, se riesce a restare dentro la soglia del contenimento e del contegno, se non straripa, resta pressoché invisibile, si nasconde e lavora sotto traccia, dimora in comportamenti che sembrano essere sani e ineccepibili, talvolta si muove all’interno di una serie indefinita di comportamenti stereotipati, che vengono agiti con buona, troppo buona, educazione. Il male durante la prima fase, escludendo i casi più gravi (psicosi infantili, autismo) solitamente resta “incapsulato”: il soggetto tende a sviluppare un comportamento eccessivamente razionale e molto sensato, si mostra rispettoso verso le regole sociali, evita litigi e competizioni. Se invece il male straripa, con conseguente allargamento dei confini del contenitore e del contegno, allora il ragazzo alza il tono della voce, indossa vestiti eccentrici, alternativi, ingaggia proteste e lotte furiose, si trasforma in carnefice, si improvvisa lottatore.
Come nasce il male? 
Per cercare di descrivere come nasce il male, vorrei che vi soffermaste ad immaginare una stanza buia, senza finestre, umida e fredda, completamente invasa dalla muffa in posizione di avanzamento. Questa muffa ricopre il pavimento, si infiltra  sotto i mobili, dietro la carta da parati, dentro i libri, dentro le ossa. Se all’interno di questa stanza immaginate  che vivi un ragazzino, è facile presagire che presto cadrà preda di gravi mali fisici causati dalle insalubri condizioni ambientali.
Allo stesso modo immaginiamo che un ragazzo o una ragazza si trovi a vivere  in  un luogo dove vi sia un clima familiare angosciante, con un perenne sottofondo di verbalizzazione dei disaccordi familiari, dove regni lo stress, il caos, la depressione, il nervosismo cronico, oppure l’anaffettività perenne; come quando si lancia una palla in cielo e ci si aspetta che poi cadrà giù, sarà facile aspettarsi che man mano, durante la crescita, questo ragazzo si ammalerà. Il male, quando costruisce casa, si fa sentire dapprima con qualche lieve scricchiolio, poi con la rottura e il crollo di qualcosa, infine mostrerà condizioni vessatorie attraverso l’angoscia e i suoi derivati. 
Il “male” potrà portare il ragazzo a sviluppare delle vere e proprie menomazioni e malfunzionamenti della sfera psichica, emotiva, affettiva o sociale.
Il Passaporto per la vita
Quando il ragazzo si appresta a passare all’età adulta, se nella fase precedente non si sono sviluppati tutti gli artigli necessari, il “male” gli si metterà al fianco pronto a fargli pesare le sue decisioni, ad appesantirlo con sentimenti di sfiducia e di paura, finché egli non sarà in grado di portare e compimento quelli che dovrebbero essere i suoi proponimenti: dubiterà delle proprie capacità. Il “male” avrà ormai minato il suo equilibrio e la sua organizzazione mentale e il ragazzo si ritroverà ad affrontare e a perdere le prove della vita. Diventerà uno specialista del dubbio.
La madre 
La letteratura  fornisce una sostanziale concordanza di vedute sul fatto che la madre svolga un ruolo fondamentale per quanto riguarda lo sviluppo della salute mentale del figlio. Riteniamo che la madre debba essere considerata alla stregua di un secondo corpo e una seconda mente; questo vogliamo scriverlo in grande e precisarlo. E’ la madre infatti a generare e a gestire prima il feto e poi l’ambiente familiare in cui bambino incomincia a vivere. La madre in prima persona potrà creare un ambiente opprimente e insalubre, come potrà anche renderlo salubre e adatto alle positiva crescita di entrambi.
Non intendiamo dire che le madri siano le uniche responsabili della crescita psichica del bambino; per poter svolgere bene il loro ruolo, hanno bisogno di poter contare su un marito presente, un padre affidabile e un gruppo sociale che le sostenga nei naturali momenti di difficoltà. In assenza di questi sostegni, la madre tende a fare sempre più di quello che può, anche se talvolta non è abbastanza.
Parenti e amici possono aiutare
Il clima familiare talvolta può beneficiare dell’apporto di persone esterne; un fratello, una sorella, uno zio possono riuscire a parare e a prevenirne la degenerazione e le disfunzioni familiari. Un membro della famiglia meno coinvolto e più forte può fungere spontaneamente da “psicoterapeuta”, può introdurre nuove atmosfere capaci di sanare alcuni “mali”. Chi ha il privilegio di poter contare su un amico o un’amica del cuore è una persona ricca, chi dispone di tanti fratelli “affratellati” e  affiatati vive in una bella e aristocratica roccaforte.
Il male nelle diverse fasi evolutive 
La massa della condizione maligna tende a crescere e a mutare di pari passo con la maturazione evolutiva  del soggetto. Il dolore causato dal male assume un valore predittivo e interpretativo diverso in relazione alla fase evolutiva di appartenenza e in relazione alla propria soggettività; il  mal di pancia del bambino viene vissuto, sofferto ed autointerpretato diversamente dal mal di pancia dell’adulto (Imbasciati, 1989). Il bambino interpreta il mal di pancia come minaccia di morte e lo affronta con l’unico strumento che conosce: la “danza del pianto”; l’adulto, invece, dispone di strategie ideative e curative diverse.
Odio e gelosia
L’accumulo eccessivo  di “particelle” di odio porta l’individuo a sfociare in manovre operative di attacco, “acting out”, aggressività, “guerra”. La tensione nervosa e la rabbia, ammassandosi, nei casi più gravi possono degenerare in “morte”, nel bisogno di “tagliare la vita”; una sorta di lama omicida si mette al volante del cervello. Questa lama a volte è immaginaria, altre volte è reale e potrà essere rivolta verso se stessi, verso il proprio corpo, o verso gli altri, in particolare i genitori. In presenza del predominio morale, la furia della “lama” viene stroncata o deviata in depressione, taglio della vitalità, attacco di panico, auto congelamento; quando questo avviene, la vita, quella affettiva, emotiva, sentimentale non esiste più.
Evoluzioni del male
Il male come abbiamo visto può avere diverse evoluzioni: può aggravarsi ma anche scomparire, può essere curato. La sua gravità può essere lieve, media, grave. Può essere transitorio o episodico ma anche ricorrente e cronico. Può restare qualcosa di quello che era, in questo caso si ha una forma   residuale.
Il male in scena
Nelle fasi intermedie il male spesso si manifesta come un “romanzo” popolato da personaggi con fobie, ossessioni, ansia, manie, disturbi del carattere, della condotta, alimentari, sessuali. Può accadere anche che le fobie o le ossessioni vengano convogliate e riciclate in uno sviluppo fruttuoso e positivo, come possono aver fatto illustri personaggi diventati grandi artisti o scienziati. Può altresì accadere che tali disturbi diano vita a maniaci, assassini, pedofili, tossicomani, personaggi ormai troppo presenti nella cronaca.
Tralasciando questi casi estremi,  ciascuno di noi porta dentro di sé, in maniera più o meno lieve, un tratto di fobia, di ansia o addirittura di reazione psicotica. Le persone “sane” non sono esenti da piccole particelle del “male”; sono la proliferazione, la direzione e il clima in cui si manifestano a determinarne lo sviluppo malefico. Aggiungiamo che il male non sceglie i suoi pazienti a caso, ma opera una scelta che risponde a qualche logica, anche se spesso questa resta sconosciuta. 
La Raccomandazione che ci sentiamo di dare è di investire di più e meglio sui primi anni di vita, sulla cura e protezione del rapporto madre-figlio, sulla necessità che stiano a contatto (pelle a pelle) per molto più tempo. 
In questo articolo abbiamo cercato di usare un linguaggio che fosse alla portata di tutti e che ci permettesse di raccontare in che modo ci si possa ammalare e come sia possibile trovare una cura. Abbiamo cercato di esprimere le nostre posizioni in materia di salute e malattia mentale. Infine abbiamo voluto stimolare e per certi versi provocare i lettori, al fine di creare un’interazione e una comunicazione che può avvenire scrivendo e pubblicando in questo post le diverse posizioni, le esperienze personali e i propri commenti.

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